Progressioni verticali: non si computa il servizio in convenzione

Nell’ambito delle procedure di valorizzazione delle professionalità interne ex art. 22, comma 15, del d.lgs. 75/2017 è del tutto legittimo che l’ente preveda, nel bando, il requisito dell’anzianità di servizio (nella categoria inferiore) di almeno 12 mesi (compiuti alla data di scadenza per la presentazione delle domande) nei propri ruoli.Lo scopo indicato dal legislatore, a cui sono preordinate le menzionate progressioni di carriera, è proprio quello di valorizzare le professionalità dei soggetti che sono dipendenti, a tempo indeterminato, dell’ente.La suddetta condizione non può ritenersi soddisfatta considerando, nei citati 12 mesi, il servizio prestato in forza di convenzione tra enti, ex art. 14 del CCNL 22 gennaio 2004.Quest’ultimo strumento, infatti, concretizza una sorta di “avvalimento” dell’attività di lavoro di un dipendente in servizio presso un altro ente; si tratta, cioè, di un duttile strumento in forza del quale un ente utilizza parzialmente le prestazioni di un dipendente che mantiene il rapporto di servizio con l’amministrazione originaria, che continua anche ad erogargli il trattamento economico, mantenendosi così un unico rapporto alle dipendenze del soggetto pubblico principale.La fattispecie in esame non può mai integrare la costituzione di un nuovo rapporto di impiego per la mancanza di un vincolo contrattuale diretto tra l’ente che si avvale delle prestazioni “a scavalco” ed il lavoratore, trattandosi di un modulo organizzativo di condivisione del personale fra amministrazioni pubbliche.Si deve, dunque, escludere che il servizio così prestato possa essere computato per integrare il precitato requisito di ammissione alla selezione per la progressione verticale.In questi termini si è pronunciato il TAR Calabria-Reggio Calabria nella sentenza 7 novembre 2022, n. 721.