Comuni non capoluogo e appalti PNNR/PNC: il DL “Aiuti-quater” risolve il problema della competenza

Con il DL “aiuti quater”, di cui nei giorni scorsi è stato licenziato un primo schema, viene finalmente affrontata anche la questione dei rapporti – e del conseguente ambito di azione -, tra i comuni non capoluogo e gli appalti del PNRR/PNC.

I RUP rammenteranno che con l’articolo 52 del DL 77/2021 (di modifica del DL 32/2019, art 1, comma 1, lett. a)) è stato congelato/sospeso l’obbligo di accorpamento delle stazioni appaltanti, fino al 30 giugno 2023, per la generalità degli appalti ad eccezione dei contratti da aggiudicarsi finanziati anche solo in parte dal PNRR/PNC.

Più nel dettaglio, la norma prevede la necessità, dei comuni non capoluogo, di delegare la gara relativa ad appalti PNRR/PNC o tramite le dinamiche del comma 4 dell’articolo 37 (e quindi ricorrendo a soggetti qualificati come le centrali di committenza o alle SUA) oppure, semplificando, alla stazione appaltante di ente sovracomunale anche non qualificata. Ed in specie, alla stazione appaltante dell’unione dei comuni non capoluogo, della Provincia, del comune capoluogo e città metropolitane.

Una prima indicazione operativa

Una prima indicazione operativa su come i comuni non capoluogo dovessero procedere, viene fornita con una comunicazione del MEF del mese di dicembre 2021. In questa si chiarisce, in rispetto delle norme del codice dei contratti ed in particolare degli artt. 36, 37 e 38, che nell’ambito degli importi infra 40mila euro  per beni e servizi e infra 150mila euro per lavori.

Più nel dettaglio, nella comunicazione si legge che:

“La disposizione (art. 52 del DL 77/2021)   (…)  fa comunque salva l’applicazione delle ipotesi disciplinate ai commi 1 e 2 primo periodo, in virtù dei quali:

  1. non sono soggetti agli obblighi individuati dal co. 4 gli affidamenti di valore inferiore a 40 mila euro per servizi e forniture e di valore inferiore a 150 mila euro per lavori;
  2. non sono soggetti agli obblighi individuati dal co. 4, se la stazione appaltante è in possesso della necessaria qualificazione di cui all’articolo 38, gli affidamenti di valore superiore a 40 mila euro ed inferiori alla soglia di cui all’art. 35, per servizi e forniture; e gli affidamenti superiori a 150 mila euro ed inferiori ad 1 milione per acquisti di lavori di manutenzione ordinaria”.

Nell’ipotesi di cui al secondo punto, quindi, la possibilità di agire in autonomia esige la qualificazione che, nel nostro Paese, è ancora in fieri.

Le interpretazioni  

Sulle indicazioni della comunicazione si sono susseguite una serie di interpretazioni, spesso opposte. Tra queste la lettura “estensiva” che portava a valorizzare la questione dell’iscrizione AUSA della stazione appaltante che, nell’attuale periodo transitorio (ante qualificazione) per una finzione giuridica, può essere considerata come una prima qualificazione. Ad esempio, tra questi, un parere del Ministero del Lavoro (faq 59) che apriva anche alla possibilità di acquisire in ambito sottosoglia per beni e servizi e fino al milione di euro per lavori di manutenzione ordinaria.

L’interpretazione più corretta – a questo punto -, è stata fornita dal MIMS che nei pareri, vari, ha ricordato che alla “seconda” soglia il comune non capoluogo vi può accedere alle “condizioni” declinate dall’articolo 37 del Codice che, come detto, richiede la qualificazione. Infatti l’iscrizione AUSA, in realtà, è necessaria per poter espletare gli appalti (qualunque appalto).

La lettura/interpretazione     

Con il previsto articolo 10 del DL aiuti quater  il problema viene definitivamente risolto con una interpretazione ufficiale che coniuga l’approccio del comune non capoluogo adeguandolo alle norme emergenziali contenute nel DL 76/2020.

Il primo comma della norma citata, in sostanza, precisa che gli obblighi di accorpamento – oggi in vigore per gli appalti PNRR/PNC  – sono vincolanti solo in relazione alle “procedure il cui importo è pari o superiore alle soglie di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a), del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120”.

Pertanto nei limiti degli importi in cui è consentito l’affidamento diretto (infra 139mila euro per beni/servizi e infra 150mila euro per lavori) la stazione appaltante (ed i RUP) dei comuni non capoluogo potranno procedere autonomamente con indizione della procedura di affidamento anche per contratti PNRR/PNC.