Diritto d’accesso dei consiglieri comunali: necessario il bilanciamento tra diritti fondamentali e privacy

Il Dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’Interno si è espresso in materia di diritto d’accesso agli atti dei consiglieri comunali, previsto dall’art. 43, comma 2, del d.lgs. n. 267/2000.

In particolare, il Dipartimento ha rilasciato un parere in merito ad una richiesta presentata da un ente, diretta a capire se fosse ostensibile al consigliere comunale, che ha presentato istanza di accesso, l’elenco dei contribuenti, relativo alle posizioni contributive IMU e Tari, completo dei dati anagrafici e fiscali nonché della posizione contributiva di ciascun contribuente. L’ente ha precisato di aver, sulla base di un precedente parere reso dal Garante per la Protezione dei dati personali in data 4 marzo 2022, consentito l’accesso all’elenco per estratto delle posizioni contributive richieste, privo dei dati anagrafici e fiscali di ciascun contribuente. Il Garante per la Protezione dei dati personali, nel citato parere concernente l’istanza di accesso civico, ai sensi dell’art. 5, comma 2, del d.lgs. n.33/2013, avente ad oggetto la copia dei pagamenti dei tributi ICI, IMU e TARSU di tutti gli amministratori di maggioranza e minoranza di un comune, aveva osservato come “(…) l’ostensione del ‘complesso’ dei dati e delle informazioni richieste (…) determina un’interferenza ingiustificata e sproporzionata nei diritti e libertà dei soggetti controinteressati, con possibili ripercussioni negative sul piano personale (soprattutto in ambiti territoriali di dimensioni ridotte) e la cui conoscenza – tenendo conto anche del particolare regime di pubblicità dei dati oggetto di accesso civico – può arrecare, in relazione ai casi e al contesto in cui possono essere utilizzati da terzi, proprio quel pregiudizio concreto alla tutela della protezione dei dati personali previsto dall’art.5-bis, comma 2, lett.a), del D.lgs. n.33/2013.”

Il dipartimento per gli affari interni e territoriali ha evidenziato come il citato parere del Garante risulta inconferente rispetto alla materia oggetto del quesito, in quanto il caso esaminato dal Garante si riferiva  all’istanza di un cittadino, presentata ai sensi dell’art. 5 del d.lgs n.33/2013, mentre la questione in esame riguarda il diritto di accesso dei consiglieri che trova specifica disciplina nell’art. 43, comma 2, del d.lgs. n.267/2000, avente una ratio e delle finalità diverse rispetto all’istituto dell’accesso civico.

Il Dipartimento ha preferito far riferimento alla sentenza del T.A.R. Friuli Venezia Giulia-Trieste, Sezione I, del 9 luglio 2020, n.253, che pur riconoscendo il diritto del consigliere comunale di ottenere dagli uffici del comune tutte le notizie e le informazioni utili all’espletamento del proprio mandato, ha ritenuto che “(…) la pretesa dell’interessato, non assistita da alcun corrispondente obbligo di legge gravante sull’ente civico, di esercitare il diritto in questione nella modalità a lui più gradita“, precisando che non si possono ” (…) invadere spazi intangibili di discrezionalità, né, tanto meno, sostituirsi all’Amministrazione in valutazioni di carattere organizzativo/funzionale che solo ad essa competono e che fuoriescono dal perimetro proprio della speciale forma di accesso spettante ai consiglieri comunali ex art.43 del d.lgs. n.267/2000”.

Lo stesso Consiglio di Stato, Sezione V, con sentenza 11 marzo 2021, n.2089 ha precisato che il diritto di accesso del consigliere comunale è sottoposto alla regola del “ragionevole bilanciamento” propria dei rapporti tra diritti fondamentali, evidenziando che, se da un lato il diritto di accesso di un consigliere comunale è più ampio, ai sensi dell’art. 43, comma 2, del d.lgs. 267/2000, per il proprio mandato politico-amministrativo, rispetto all’accesso agli atti amministrativi previsto dall’art. 7 della legge n.241/1990, “(…) è altrettanto vero che tale estensione non implica che esso possa sempre e comunque esercitarsi con pregiudizio di altri interessi riconosciuti dall’ordinamento meritevoli di tutela e dunque possa sottrarsi al necessario bilanciamento con quest’ultimi”.

Il Dipartimento degli affari interni e territoriali si è espresso evidenziando che pur essendo di fronte ad un diritto soggettivo pubblico, funzionale alla cura di un interesse pubblico connesso al mandato derivante dal risultato elettorale, i dati e le informazioni di cui viene a conoscenza il consigliere comunale devono essere utilizzati solo per le finalità realmente pertinenti al mandato, rispettando il dovere del segreto secondo quanto previsto dalla legge e nel rispetto dei principi in materia di privacy. Il rapporto sinergico fra il diritto di accesso ed il diritto alla privacy rappresenta due interessi e diritti di primario e pari rango che, in quanto tali, sono meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento giuridico. Quindi, non è sufficiente rivestire la carica di consigliere comunale per avere diritto all’accesso, ma è necessario, come prescritto dall’art. 43 TUEL, che la domanda muova da una effettiva esigenza del consigliere affinché tutte le informazioni e le notizie acquisite siano utili all’espletamento del proprio mandato. Pertanto, gli enti, nel concedere l’accesso alle informazioni richieste, dovranno assicurare il ragionevole bilanciamento tra il diritto di esercitare pienamente il mandato elettivo e la protezione dei dati personali dei soggetti coinvolti nella richiesta di accesso, individuando soluzioni che contemperino il diritto dei consiglieri sancito dall’art. 43 del TUEL.