La sanzione disciplinare in caso di comando di dipendente

La sanzione disciplinare nei confronti del dipendente comunale che sia “comandato” a prestare servizio presso l’Unione di comuni cui lo stesso aderisce (anche con mantenimento della sede di lavoro nel territorio dell’ente datore di lavoro) è legittimamente irrogata (anche) dal competente organo del comune di appartenenza.Il fatto che il rapporto di servizio si instauri con l’ente sovracomunale non trasla – con particolare riferimento agli addetti al corpo di polizia locale, quando lo stesso Statuto dell’Unione preveda che essi sono soggetti all’autorità del Sindaco del comune nel quale si trovi ad operare – la titolarità del potere di recesso dal rapporto di lavoro che, appunto, permane in capo all’amministrazione datrice di lavoro (cfr. Corte di Cassazione, sentenza n. 13673/2015).In questo senso si è pronunciata la Corte di Cassazione, sezione lavoro, nella sentenza 31 ottobre 2022, n. 32123, dove gli Ermellini hanno evidenziato che:“Viene infatti a realizzarsi, attraverso l’integrazione delle attività istituzionali dei diversi enti locali, una relazione di reciproca collaborazione tra di essi e di sostanziale ‘cogestione’ anche dei rapporti di lavoro intercorrenti con il personale destinato all’Unione; personale che, pur trovandosi in rapporto di impiego con il singolo comune d’appartenenza, è tuttavia in rapporto di servizio con l’Unione, con la conseguenza che, rispetto alle vicende che regolano lo stato giuridico del rapporto, va affermata la legittimazione di entrambe le amministrazioni in quanto parti, rispettivamente, del rapporto di impiego e di quello di servizio”.