Assunzioni nelle società partecipate

Le società a partecipazione pubblica (da ritenersi tali anche se non in totale controllo e dove è sempre rilevante la gestione dei servizi pubblici locali con capitale pubblico e non la struttura dell’ente gestore, dal momento che la gestione può anche essere mediata da altra società, a sua volta partecipata dall’ente pubblico, possessore delle quote della società che gestisce in via diretta il servizio) hanno l’obbligo di reclutare il personale con modalità conformi ai principi sanciti dall’art. 35, comma 3, del d.lgs. 165/2001 (sostanzialmente, procedure concorsuali) ovvero garantendo adeguata pubblicità della selezione, imparzialità, economicità e celerità di espletamento, meccanismi oggettivi e trasparenti idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali richiesti in relazione alla posizione da ricoprire, rispetto delle pari opportunità tra lavoratrici e lavoratori, composizione delle commissioni esclusivamente con esperti di provata competenza.Sono queste le espresse previsioni normative ora contenute nell’articolo 19 del d.lgs. 175/2016 (in precedenza nell’art. 18 del d.l. 112/2008, convertito in legge 133/2008).Le assunzioni effettuate in difformità sono nulle (comma 4 del precitato art.19), risolte di diritto e senza che il dipendente possa rivendicare la corresponsione dell’indennità sostitutiva del preavviso, dal momento che si verte in una ipotesi di contratto nullo, con relativa instaurazione di un rapporto di lavoro di fatto che può cessare in qualsiasi momento.Il suddetto assunto è conforme a quanto affermato dalla Corte di Cassazione (da ultimo, sentenza n. 6266/2015) secondo cui dalla nullità del rapporto di lavoro deriva l’impossibilità di accordare al lavoratore l’indennità sostitutiva del preavviso che per sua natura presuppone la validità del rapporto e, salvi casi eccezionali, espressamente previsti (cfr. artt. 2118 e 2122 c.c.), la possibilità di sua continuazione oltre il periodo di recesso.Queste indicazioni sono state confermate dalla Corte di Cassazione, sezione lavoro, nella sentenza 29 settembre 2022, n. 28330.