Come gestire una progressione verticale illegittima

La pubblica amministrazione che si avveda dell’illegittimità di una procedura di progressione verticale già conclusa con reinquadramento del dipendente, anche sulla base di rilievo da parte dei servizi ispettivi del MEF, è tenuta ad adottare, in via di autotutela, il provvedimento di annullamento della stessa ed il conseguente corretto inquadramento (in retrocessione) del dipendente.Lo ho ribadito il TAR Campania-Salerno, sezione III, nella sentenza 6 ottobre 2022, n. 2600 dove ha evidenziato che:– l’annullamento d’ufficio degli atti da cui discendono continuativi e non dovuti esborsi di denaro pubblico, quali quelli di illegittima costituzione di rapporti di lavoro alle dipendenze di pubbliche amministrazioni, è doveroso, dovendo ritenersi l’interesse pubblico al ritiro in re ipsa e non occorre la motivazione in ordine alla sua sussistenza né la valutazione della posizione dei destinatari, i quali non possono vantare affidamenti tutelabili al mantenimento dell’atto, nemmeno in considerazione del lungo termine trascorso (cfr. Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 16 maggio 2016, n.1962);– l’art. 52, comma 6, del d.lgs. 174/16 (Codice di giustizia contabile), in materia di danno erariale, pone l’obbligo per la pubblica amministrazione di porre in essere tutte le iniziative necessarie ad evitare l’aggravamento del danno, intervenendo ove possibile in via di autotutela o, comunque, adottando gli atti amministrativi necessari ad evitare la continuazione dell’illecito ed a determinarne la cessazione;– l’annullamento ha effetto retroattivo e travolge tutti gli atti che riguardano il dipendente.Lo stesso Collegio, in modo analogo, si è pronunciato per un caso di illegittima applicazione della riserva agli interni in un concorso, nella sentenza 6 ottobre 2022, n. 2601.