ANAC: le misure per la gestione del rischio devono essere rispettate da chiunque operi all’interno dell’Ente indipendentemente dalla tipologia di rapporto di lavoro

Un’azienda sanitaria ha inviato all’Autorità Nazionale Anticorruzione un’istanza di parere in merito all’applicabilità della misura specifica “affidamento delle ispezioni, dei controlli e degli atti di vigilanza di competenza dell’amministrazione ad almeno due dipendenti abbinati secondo rotazione casuale”, prevista dall’allegato 4, alla delibera n. 72/2013, con la quale è stato approvato il PNA 2013.

Il quesito scaturisce dal fatto che all’ente sono stati sollevati dei rilievi da parte di un’organizzazione sindacale, secondo la quale le attività ispettive e di vigilanza dovrebbero essere svolte anche da soggetti titolari di un rapporto di lavoro non subordinato. Per contro, l’amministrazione ritiene che la misura sia compatibile unicamente con le attività spettanti ai lavoratori subordinati dell’ente e non a soggetti diversamente contrattualizzati.

L’Autorità ha in primis precisato che l’elenco esemplificativo fornito dall’allegato 4, alla delibera di approvazione del PNA 2013, richiamata nell’istanza, debba ritenersi superato dalle indicazioni contenute sul medesimo tema dall’allegato 1, al PNA 2019. Pertanto, le amministrazioni dovranno riferirsi a tale documento per la corretta pianificazione delle misure specifiche di prevenzione.

L’Allegato 1, al PNA 2019, descrive le singole fasi del processo di gestione del rischio, prescrivendo che le amministrazioni provvedano, nell’ordine, alla mappatura dei processi, all’identificazione ed analisi dei rischi, alla loro valutazione e, infine, al relativo trattamento mediante la programmazione di misure di prevenzione idonee a neutralizzarli.

Alla luce degli indirizzi espressi dall’Autorità nel PNA 2019, la misura “affidamento delle ispezioni, dei controlli e degli atti di vigilanza di competenza dell’amministrazione ad almeno due dipendenti abbinati secondo rotazione casuale” rientra tra le misure specifiche di controllo. Lo svolgimento dell’attività da parte di due o più risorse, infatti, è funzionale ad evitare l’accentramento del potere decisionale promuovendo la condivisione delle scelte. Tale misura deve essere programmata soprattutto in relazione a tutti quei processi e attività che vengono svolte in autonomia e/o con un certo grado di discrezionalità da parte dei soggetti competenti. L’Autorità ha precisato che tali controlli e ispezioni possono essere condotte dal personale indipendentemente dalla natura del rapporto di lavoro (subordinato o autonomo) sussistente con l’amministrazione di appartenenza in quanto, le misure di prevenzione devono essere calibrate sui rischi identificati in relazione alle singole attività, con la conseguenza che tutti i soggetti ad esse preposti saranno tenuti ad osservarle. L’ente potrà recepire la misura nel proprio PTPC, adattandone le modalità attuative in relazione alle risorse disponibili ed alle eventuali ulteriori esigenze organizzative o funzionali rilevate al suo interno. Qualora l’ente ritenga che la misura non sia adeguata e/o sostenibile da parte dell’amministrazione, dovrà individuarne una diversa, considerata più idonea ad assicurare la correttezza e l’imparzialità del processo, quale ad esempio, la predisposizione di report da sottoporre all’organo gerarchicamente sovraordinato o la pubblicazione dei verbali redatti durante le ispezioni con funzione di trasparenza.