TARI: superfici produttive di rifiuti speciali pagano comunque la quota fissa

Le superfici produttive di rifiuti speciali non assimilabili sono comunque soggette al pagamento della quota fissa della tassa rifiuti. E’ quanto affermato dalla Cassazione con la sentenza n. 25696 del 1/9/2022 che accoglie il ricorso della concessionaria comunale relativamente ad un avviso di accertamento TIA per le annualità dal 2007 al 2011, emesso a carico di una fabbrica di cosmetici e prodotti per la cura personale.

Sul punto la Cassazione evidenzia che la quota fissa della TIA è dovuta sempre per intero, sul mero presupposto del possesso o detenzione di superfici nel territorio comunale astrattamente idonee alla produzione di rifiuti, in quanto destinata a finanziare i costi essenziali del servizio nell’interesse dell’intera collettività, mentre ogni valutazione in ordine alla quantità di rifiuti concretamente prodotti dal singolo, ed al servizio effettivamente erogato in suo favore, potrà incidere solo ed esclusivamente sulla parte variabile della tariffa.

Inoltre, la TIA1 ha carattere universale e vi sono assoggettati tutti i locali siti nel territorio dell’ente comunale impositore, in quanto potenzialmente idonei a produrre rifiuti, applicandosi la riduzione di cui all’art. 62, comma 3, del d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507, alle parti di superfici del locale interessate dalle attività che generano rifiuti speciali non assimilati a quelli urbani, smaltiti in proprio dal contribuente, con la precisazione che l’esonero riguarda la sola parte variabile della tariffa e giammai quella fissa.

È dunque conforme al disposto dell’art. 49, commi 3 e 4, del d.lgs. n. 22 del 1997, il regolamento comunale che prevede l’assoggettamento alla tariffa di un immobile ad uso non abitativo, non utilizzato, seppure limitatamente alla sola quota fissa.

Pertanto ha errato il giudice d’appello nel ritenere che la contribuente, in quanto produttrice di rifiuti speciali non assimilabili a quelli urbani, fosse interamente esonerata dal versamento anche della sola quota fissa della TIA1, palesandosi al contrario pienamente legittimo il regolamento del comune, che prevedeva l’onere di pagare la detta quota fissa, anche nel caso di produzioni di rifiuti non assimilabili a quelli urbani.

La pronuncia in questione, ancorchè riferita alla TIA1, è estensibile alla TARI avendo la Cassazione in precedenza affermato che alla TARI sono estensibili gli orientamenti di legittimità formatisi per i tributi omologhi che l’hanno preceduta, quali la TARSU e la TIA (cfr. Cass. n. 15323 del 3/6/2021).