Violazione della rotazione e possibili conseguenze

Nel caso di violazione del principio di rotazione, in particolare susseguirsi di affidamenti diretti allo stesso operatore in assenza di quella forte motivazione tale da giustificarne la deroga, quali possono essere le conseguenze sia in termini di ricorsi (chi può presentare ricorso, entro quali termini) che di responsabilità del funzionario?


Il quesito pone la questione del rispetto del principio di rotazione nell’ambito degli affidamenti diretti. E’ bene annotare che il criterio di rotazione costituisce una sorta di criterio guida – di necessaria applicazione salvo adeguata e rigorosissima motivazione – nell’ambito degli appalti del sottosoglia.

L’obbligo dell’alternanza tra operatori opera non solo in relazione all’affidatario (nel caso dell’affidamento diretto) ma anche nei confronti dei soggetti già invitati alla pregressa procedura di aggiudicazione. La ratio della previsione (oggi espressamente richiamata anche nel DL 76/2020 dopo le integrazioni apportate con il DL 77/2021) è quella di evitare che l’appaltatore, pregresso affidatario dell’ultimo contratto aggiudicato (nel caso specifico del reinvito) – con prestazioni riconducibili allo stesso settore merceologico, stesso tipo di servizi, stesso tipo di lavori -, possa avvantaggiarsi del bagaglio tecnico acquisito durante la gestione/esecuzione del contratto e, nella fase della competizione, quindi, possa presentare una propria offerta sfruttando detta conoscenza.

La violazione della rotazione integra, evidentemente, una forma di annullabilità degli atti per illegittimità (violazione di legge) e gli atti possono essere impugnati da ogni soggetto interessato entro 30 giorni dal momento in cui ne hanno acquisito conoscenza. Paradossalmente, il vizio di illegittimità appare, secondo una considerazione più ampia, una delle conseguenze minime (fermo restando che l’annullamento potrebbe determinare una forma di risarcimento dell’appaltatore a carico del RUP che ha commesso la violazione).

La violazione della rotazione, infatti, potrebbe dare luogo anche a configurazioni penali (es. abuso d’ufficio o similari) per l’ingiusto arricchimento favorito a terzi. Inoltre, considerando la possibilità di ogni utente di procedere con l’accesso civico generalizzato (decreto legislativo 33/2013), la violazione potrebbe dar luogo al successivo invio degli atti alla Corte dei Conti (da parte della stessa ANAC in caso di controllo sollecitato).

Altra forma di responsabilità è quella “interna” conseguente, ad esempio, alle verifiche del c.d. controllo successivo da parte del segretario dell’ente. Si tratta di controllo previsto dal Decreto legislativo 267/2000 (art. 147-bis) che potrebbe dar luogo a responsabilità disciplinare attivata direttamente dal segretario ed alle correlate responsabilità amministrative (si pensi al danno erariale determinato dall’aver affidato ad un prezzo superiore a quello che si sarebbe potuto acquisire procedendo in modo differente). Il rilievo  in parola potrebbe incidere anche sulla valutazione della performance del funzionario interessato.

Provvedimenti disciplinari potrebbero essere attivati anche in seguito al controllo a campione, sugli atti dirigenziali, avviato dal collegio/revisore dei conti. In ogni caso, la violazione del criterio della rotazione potrebbe essere sollevato da qualunque soggetto presente all’interno della stazione appaltante e segnalato al funzionario responsabile anticorruzione (il segretario comunale).