Perché non va approvato il PIAO

Navigando su Google è possibile reperire un profluvio di delibere, anche di enti locali, che hanno approvato il Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO), come previsto dall’articolo 6, del decreto-legge n. 80/2021 e successive modifiche, integrazioni e proroghe.

Aprendo alcuni file, si trova di tutto. Anche motivazioni strampalate, a volte.

In molti piani, correttamente, viene detto che NON SONO STATI EMANATI due provvedimenti fondamentali ed indispensabili, previsti rispettivamente dal comma 5 (DPR abrogativo di norme) e dal comma 6 (d.m. contenente il Piano tipo, quale strumento di supporto alle amministrazioni).

La scelta delle varie amministrazioni che hanno proceduto è la seguente:

  • non saremmo in grado di predisporre il PIAO, mancando gli atti attuativi, previsti sin dal 9 giugno 2021;
  • lo approviamo lo stesso per rispettare l’ennesima scadenza impostaci (30 giugno 2022) ed evitare le sanzioni, che l’ultimo decreto (d.l. 30 aprile 2022, n. 36, articolo 7, comma 1, lettera a), punto 1) aveva sospeso sino al 30 giugno 2022.

Entrambe le motivazioni sono da respingere, con le seguenti argomentazioni:

  • Il PIAO, per chiara previsione normativa, per entrare a regime, necessita dei due provvedimenti ineludibili, già enunciati sopra. In assenza di queste normative, il PIAO non è redigibile né approvabile e a nulla vale rifarsi a bozze di decreti, risalenti a sei/sette mesi fa, pesantemente cassate dai pareri del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari. Bozze, è bene specificarlo, che non sono MAI, approdate in Gazzetta Ufficiale: in pratica sono dei non-documenti;
  • Mancando il decreto del Presidente della Repubblica – quello previsto dal comma 5, dell’art. 6 – non viene “abrogata” nessuna norma. Tutti i piani e documenti precedentemente previsti (otto, sembrerebbe), restano disciplinati dalle norme originarie, alcune delle quali, contengono anche delle sanzioni. Se l’ente ha approvato, ad esempio, il piano triennale del fabbisogno di personale, non incorre nella sanzione che contempla il divieto di assunzioni di personale (articolo 6, comma 6, d.lgs. 165/2001). Stessa cosa se ha provveduto ad approvare il piano anticorruzione e trasparenza, entro il 30 aprile 2022, come stabilito da ANAC o il piano della performance, come previsto dal Testo Unico degli Enti locali.

In tutta questa vicenda, sconclusionata e arruffata, se c’è un inadempiente è il Governo della Repubblica, il quale era stato  impegnato, con legge del Parlamento, a licenziare, ENTRO IL 31 MARZO 2022, due provvedimenti attuativi.

Ecco perché, a parere dello scrivente, non ha proprio senso approvare il PIAO adesso, prima che i due provvedimenti (obbligatori e indispensabili) vedano finalmente la luce.

Se invece, si ha tempo da perdere – e una buona dose di dispregio sul principio di legalità – si può anche passare l’estate a scrivere e approvare il PIAO: documento che, almeno nel corrente anno, non snellisce e non programma un bel nulla.

Non è solo inutile, è anche dannoso, disperdere energie e tempo (pagate dai cittadini) per redigere un documento che, a legislazione vigente, semplicemente, non esiste nell’ordinamento italiano.